una-anastilosis-necesaria-un-espacio-reencontrado-restauracion-y-recuperacion-volumetrica-del-antiguo-monasterio-de-santa-clara-como-centro-cultural-beas-de-segura-jaen / Spain
| Progettista | Pablo Millán | |
| Location | Calle San Francisco, 18. 23280 Beas de Segura, Jaén | |
| Nazione | Spain | |
| Design Team |
Pablo Millán Millán (aquitecto); José Miguel Fernández Cuadros (Arquitecto Técnico); Simona Belmondo (Arquitecta); David Vera García (Arquitecto); Cristian Castela González (Arquitecto); Antonio M. Castro Carmona (Arquitecto); Mª Yolanda Jiménez Morillas (Arqueóloga); Javier Serrano Terrones (Arquitecto Técnico); Javier Callejas Sevilla (fotógrafo) |
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| Anno | 2023 | |
| Crediti Fotografici |
01 TO 10 BY JAVIER CALLEJAS SEVILLA |
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Foto esterni
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Descrizione del progetto
Questo progetto si centra essenzialmente sul ritrovamento di spazi dimenticati e perduti. Si tratta di un monastero di suore clarisse, un edificio del XVI secolo che, dopo essere stato uno spazio religioso fino al 1835, è stato occupato da abitazioni. Il processo di occupazione è stato tale da cancellare l’impronta dell’insieme al punto da inserire diverse residenze all’interno della stessa chiesa.
Dopo un processo di acquisizione di ciascuna delle proprietà da parte del Comune di Beas de Segura, si è dato inizio ad un processo di documentazione e studio delle condizioni materiali esistenti, sia a livello storico, che archeologico e architettonico. Una volta concluso questo processo, siamo stati in grado di ritrovare l’impronta dell’impianto originale del monastero e proporre così l’idea di attuare un recupero volumetrico sia dello spazio religioso che degli edifici adiacenti.
Quando il progetto si genera come un esercizio di svuotamento più che di addizione, sono gli elementi esistenti a definire l’intervento, mentre le nuove aggiunte tentano di sottolineare il carattere progettuale delle architetture originali. Poiché tutte le epoche lasciano la loro traccia, il processo di disvelamento di ciascuno degli eventi accaduti in questi spazi diviene anche un processo di riscoperta della storia.
Essendo un monastero di tipologia canonica, il chiostro ordinava tutto lo spazio monastico generando un vuoto che metteva in comunicazione le stanze di minor rilevanza (refettorio, dormitori, cucine…) con gli ambienti di maggiore rappresentatività (chiesa, sala capitolare, sala di profondità…). Essendo andati persi tutti i corpi di fabbrica eccetto la chiesa, si è così generato un progetto di vuoti, un progetto di assenze che divengono manifeste attraverso il recupero volumetrico del chiostro. Così, come se si trattasse di un monastero attivo, tutto ruota nuovamente intorno a un nuovo chiostro che occupa esattamente la posizione di quello originale, evidenziando le odierne assenze. Questo corridoio, unito alla chiesa, configura una serie di vuoti, di stanze perdute, dando senso a questa anastilosi patrimoniale che è stata l’obiettivo di tutto il progetto.
Il progetto, dopo aver eliminato le superfetazioni negli spazi interni, sottolinea e lascia ogni singola traccia fossilizzata nelle pareti come parte della storia del monastero. All’esterno viene eseguita un’anastilosi a partire da diverse parti disperse, recuperando parte della volumetria del vecchio chiostro che dava accesso alla chiesa.
L’intero processo, sia di progettazione che di costruzione, è durato più di quattro anni, durante i quali abbiamo potuto documentare, investigare, analizzare e concordare tra i diversi soggetti coinvolti la soluzione più adatta per il recupero di questo spazio patrimoniale.
Relazione illustrativa del progetto
Scarica la relazione
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Disegni tecnici
















